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Trovate di seguito la parte iniziale dell'inchiesta sulla battaglia di Falluja realizzata da Diario, in collaborazione con Un ponte per
e Osservatorio Iraq. Il lavoro è stato realizzato da Claudio Jampaglia, Mario Portanova, Claudio Jampaglia e da Paola Gasparoli, operatrice di Un Ponte per.. che ha lavorato in Iraq nel 2003 e nel 2004 e che attualmente collabora con il sito di informazione www.osservatorioiraq.it.
Le versioni integrali delle interviste realizzate per l'inchiesta sono pubblicate sul sito www.osservatorioiraq.it, che purtroppo è momentaneamente non disponibile per ragioni tecniche indipendenti dalla nostra volontà.
Papà, che cosa successe a Falluja?
Nella guerra irachena è stata finora la battaglia più imponente, sanguinosa e misteriosa: dieci giorni di assedio e distruzione di una città di 350.000 abitanti per «rompere la spina dorsale» del terrorismo. A sei mesi di distanza, insieme alla totale inefficacia delloperazione,
emergono i particolari di un massacro imposto nel nome della «punizione collettiva» di una città ribelle. La nostra inchiesta, sulla scorta di testimonianze dirette e di documentazione finora riservata, ricostruisce una storia di trattative inutili, calcoli elettorali, disprezzo per la vita umana, saccheggi, ruberie e silenzi postumi. Sul terreno, migliaia di morti, fosse comuni, dispersi, sfollati e una dimostrazione della più moderna tecnologia bellica.
Falluja è stato il primo esempio della guerra del nuovo secolo.
Diventerà un modello o un orrore da non ripetere?
Oggi, sei mesi dopo la fine della grande battaglia, a Falluja si combatte ancora. «Il 7 maggio 2005 i quartieri di Suhada e Jubail sono stati bombardati tra le 22 e le tre di notte», si legge in un rapporto interno dellUnami, la missione dellOnu in Iraq. «Non è possibile sapere se i responsabili fossero le Forze della coalizione o gli insorgenti». L8 maggio altre bombe piovono sui due quartieri. Il 9, dice ancora il rapporto, «il quartiere di Nazzal è stato circondato completamente dalle Forze della coalizione dalle 4 alle 19. Si è svolta una ricerca casa per casa». Nella città devastata a novembre dalle truppe americane e irachene, la vita di tutti i giorni è lontanissima dalla normalità. Sono tornate 195 mila persone sulle 350 mila che ci abitavano prima dellattacco. Per i cittadini, «le procedure di ingresso sono lente», continua il rapporto. «A volte i punti daccesso vengono chiusi a lungo senza preavviso. Per esempio, il 10 maggio tutti gli ingressi sono stati bloccati dalle 10 alle 14». E ancora, «i movimenti allinterno della città sono limitati dallimprovviso blocco di strade e quartieri». Il coprifuoco è in vigore dalle 21 alle 5. Lerogazione dellacqua è precaria, sette quartieri sono completamente privi di elettricità». I cittadini lamentano «linsicurezza del mercato durante il coprifuoco e accusano i soldati dellesercito iracheno di furti in alcuni magazzini nel quartiere di al-Andalus»; denunciano «le continue perquisizioni in casa» e la «paura di essere arrestati in qualunque momento come sospetti fiancheggiatori della resistenza»(
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Data creazione : 31/05/2005 . 08:32
Ultima modifica : 31/05/2005 . 08:32
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