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Se dai un pezzo di pane a un povero ti dicono che sei un buon uomo,

che sei un santo, ma... se ti chiedi perchè il povero non ha un pezzo di pane

ti dicono che sei un pericoloso rivoluzionario.

   Helder Camara

Venerdì 27 Novembre 2009   

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Apocalypse Falluja

 



Trovate di seguito la parte iniziale dell'inchiesta sulla battaglia di Falluja realizzata da Diario, in collaborazione con Un ponte per…e Osservatorio Iraq. Il lavoro è stato realizzato da Claudio Jampaglia, Mario Portanova, Claudio Jampaglia e da Paola Gasparoli, operatrice di Un Ponte per.. che ha lavorato in Iraq nel 2003 e nel 2004 e che attualmente collabora con il sito di informazione www.osservatorioiraq.it.


Le versioni integrali delle interviste realizzate per l'inchiesta sono pubblicate sul sito www.osservatorioiraq.it, che purtroppo è momentaneamente non disponibile per ragioni tecniche indipendenti dalla nostra volontà.


 



 



Papà, che cosa successe a Falluja?


 



 



Nella guerra irachena è stata finora la battaglia più imponente, sanguinosa e misteriosa: dieci giorni di assedio e distruzione di una città di 350.000 abitanti per «rompere la spina dorsale» del terrorismo. A sei mesi di distanza, insieme alla totale inefficacia dell’operazione,


emergono i particolari di un massacro imposto nel nome della «punizione collettiva» di una città ribelle. La nostra inchiesta, sulla scorta di testimonianze dirette e di documentazione finora riservata, ricostruisce una storia di trattative inutili, calcoli elettorali, disprezzo per la vita umana, saccheggi, ruberie e silenzi postumi. Sul terreno, migliaia di morti, fosse comuni, dispersi, sfollati e una dimostrazione della più moderna tecnologia bellica.


Falluja è stato il primo esempio della guerra del nuovo secolo.


Diventerà un modello o un orrore da non ripetere?


 



 



Oggi, sei mesi dopo la fine della grande battaglia, a Falluja si combatte ancora. «Il 7 maggio 2005 i quartieri di Suhada e Jubail sono stati bombardati tra le 22 e le tre di notte», si legge in un rapporto interno dell’Unami, la missione dell’Onu in Iraq. «Non è possibile sapere se i responsabili fossero le Forze della coalizione o gli insorgenti». L’8 maggio altre bombe piovono sui due quartieri. Il 9, dice ancora il rapporto, «il quartiere di Nazzal è stato circondato completamente dalle Forze della coalizione dalle 4 alle 19. Si è svolta una ricerca casa per casa». Nella città devastata a novembre dalle truppe americane e irachene, la vita di tutti i giorni è lontanissima dalla normalità. Sono tornate 195 mila persone sulle 350 mila che ci abitavano prima dell’attacco. Per i cittadini, «le procedure di ingresso sono lente», continua il rapporto. «A volte i punti d’accesso vengono chiusi a lungo senza preavviso. Per esempio, il 10 maggio tutti gli ingressi sono stati bloccati dalle 10 alle 14». E ancora, «i movimenti all’interno della città sono limitati dall’improvviso blocco di strade e quartieri». Il coprifuoco è in vigore dalle 21 alle 5. L’erogazione dell’acqua è precaria, sette quartieri sono completamente privi di elettricità». I cittadini lamentano «l’insicurezza del mercato durante il coprifuoco e accusano i soldati dell’esercito iracheno di furti in alcuni magazzini nel quartiere di al-Andalus»; denunciano «le continue perquisizioni in casa» e la «paura di essere arrestati in qualunque momento come sospetti fiancheggiatori della resistenza»(…)


 



 



www.osservatorioiraq.it


mail: info@osservatorioiraq.it


 


 


"Un ponte per..."Associazione Non Governativa di Volontariato


per la Solidarietà Internazionale


ONG - piazza Vittorio Emanuele II, 132 00185 ROMA


tel.0644702906  mail to: stampa@unponteper.it


www.unponteper.it


 




Data creazione : 31/05/2005 . 08:32
Ultima modifica : 31/05/2005 . 08:32
Categoria :
Pagina letta 994 volte


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