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Dunque, il ricco deve subire la dittatura del destino e "patire", senza poter opporvisi, tutta una

vita, lussi ed impunità (benché, a guardar bene, anche l'impunità è un lusso); mentre il povero

gode della libertà di scegliere di essere povero e non deve sottostare a niente...

perché non ha niente.

   Subcomandante Marcos

Venerdì 27 Novembre 2009   

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antiterr.gifEstratto Dichiarazione di Sehwerert

Diachiarazione di René Gonzàlez Sehwerert al tribunale di Miami il 14 dicembre 2001

“... ancora in quel momento, quando già tutto l’odio politico dell’Accusa si era rovesciato su di noi con il confinamento, la manipolazione delle prove e ancora peggio, l’uso e abuso della mia stessa famiglia per ricattarmi, danneggiarmi e umiliarmi, non potevo immaginarmi quanto era importante per l’Accusa di questo caso versare tutto il suo rancore politico su di noi.
Ciononostante, dopo aver udito questa stessa Accusa, per sei mesi, mettere sotto il naso dellla Giuria a ogni piè sospinto i suoi pregiudizi, ancora posso dire alla signora Heck Miller che si sbagliava e che io non avevo bisogno di parlare dei miei sentimenti politici, ai quali non rinuncio in nessun modo, per dire che ripudio il terrorismo, che ripudio la guerra e che disprezzo profondamente le persone, tanto prese dal loro odio e dai loro meschini interessi, che hanno dedicato il loro tempo a danneggiare il loro paese promovendo il terrorismo e promovendo una guerra per la quale mostrano tutto quel coraggio che non hanno e di cui avranno bisogno altri, anch’essi loro vittime, sul campo di battaglia.
E io non devo parlare di politica perchè non credo che nè a Cuba nè qui negli Stati Uniti nè in nessun altro posto, devono morire persone innocenti per questo. E farei quello che ho fatto, e correrei i rischi che ho corso per qualsiasi paese del mondo compresi gli Stati Uniti al di là delle considerazioni politiche.
Credo fermamente che si può essere cattolico ed essere buona persona, si può essere ebreo ed essere buona persona, si può essere capitalista, mussulmano o comunista ed essere buone persone; però non esiste qualcosa come una buona persona che sia terrorista. Bisogna essere malati per essere terroristi, come bisogna esserlo per credere che esista un terrorismo buono.
Sfortunatamente non tutti la pensano così. Quando si tratta di Cuba, le regole sembra che cambino e alcune persone pensano che il terrorismo e la guerra sono cose buone da fare: così abbiamo un rappresentante dell’Accusa come Kastrenakes che difende il diritto di José Basulto a rompere la legge sempre e quando si annunci in televisione; abbiamo un esperto in terrorismo come il signor Hoyt, che pensa che dieci esplosioni all’anno, sarebbero un ondata di terrorismo a Miami ma, non all’Avana; abbiamo un esperto della sicurezza aerea per il quale le provocazioni di “Hermanos al rescate” sull’Avana, diffuse apertamente in televisione, sarebbero un altra cosa su Washington essendo, secondo le sue stesse parole,più assillante e verificabile; abbiamo persone che si dichiarano pubblicamente terroristi per quarant’anni e questi rappresentanti della pubblica accusa alla mia sinistra, appena sembra che si rendano conto, quando sono chiamati dalla difesa perche testimonino; gli agenti Angel Berlingueri e Hector Pescuera, l’ultimo il proprio capo dell’FBI locale, si pavoneggiano come invitati nelle stesse stazioni radio, con le stesse persone e negli stessi programmi in cui, violando le leggi federali si raccoglie apertamente danaro per organizzare azioni terroriste o difendere terroristi in giro per il mondo.
Intanto , Caroline Heck Miller invoca che questi amabili terroristi siano giudicati in cielo e il signor Fròmeta, dopo aver cercato di comprare niente più che un paio di missili antiaerei, armi anticarro e un po’ di esplosivo, è ritenuto un buon padre difamiglia, un buon cittadino e una buona persona che forse merita qualcosa come un anno di arresti domiciliari. Questo Sua Signoria per quello che ne so si chiama ipocrisia e in più, criminale.
E quando questo stesso ufficio lotta per mantenermi nello Special Housing Unit per il maggior tempo possibile, quando la mia famiglia è usata come arma per spezzare la mia volontà, quando alle mie figlie è permesso di vedere suo padre due volte nei 17 mesi di isolamento e l’unico modo per vedere i primi passi della più piccola è quello di guardare attraverso i vetri dal 12° piano, posso solo sentirmi orgoglioso di stare qui, e solo posso ringraziare i rappresentanti dell’Accusa per darmi la possibilità di confermarmi che sono sulla strada giusta, che il mondo deve ancora migliorare molto e che la cosa migliore per Cuba è mantenere l’Isola pulita dall’elemento di cui tante anime si è impadronito qui a Miami. Voglio ringraziarli per propiziare che provassi me stesso attraverso il loro odio e il loro risentimento, e per permettermi questo sentimento di orgoglio per avere vissuto i più intensi, utili, importanti e gloriosi giorni della mia vita, quando questa Sala sembrava troppo piccola per albergare tutte le verità dette e potevamo vederli rivoltarsi di impotenza mentre si dibattevano per nascondere ognuna di queste verità.
E se una scusa li fa sentire meglio, bene gliela offro: mi dispiace non aver potuto dire agli agenti che stavo cooperando con il governo cubano, se avessero una posizione sincera di fronte al terrorismo, avrei potuto farlo e insieme avremmo dato soluzione al problema. Quando penso in quelle interminabili discussioni intorno al tentativo specifico di violare la legge, mi rendo conto che questa situazione va al di là di se non registrarsi è illegale o no, perchè sfortunatamente, anche se qui gli agenti stranieri si potessero annuciare nelle pagine gialle senza essersi prima registrati, noi, trattandosi di Cuba, dovremmo mantenerci in incognito per cose tanto elementari come neutralizzare terroristi o narcotrafficanti, qualcosa che, visto con logica, dovremmo fare insieme. Mi dispiace anche se la filiazione anticastrista dei criminali che ho combattuto, li avvicinava a certi ufficiali o membri dell’ufficio dell’Accusa. Mi dispiace molto, sinceramente per questi ultimi.
In fin dei conti tutto questo problema degli agenti cubani è di facile soluzione: lascino Cuba tranquilla. Fate il vostro lavoro. Rispettate la sovranità del popolo cubano. Spediremo con piacere l’ultima spia a Cuba. Noi abbiamo cose migliori da fare là, tutte molto più costruttive che vigilare i criminale che se la passano impuni qui a Miami.
Non voglio lasciar passre questo momento senza dirigermi alle molte persone buone che abbiamo avuto l’opportunità di conoscere durante questo processo...”
-qui ringrazia gli ufficiali, le guardie, i traduttori, i militari che hanno testimoniato al processo ecc.-
“...per tutti loro, che ben potrebbero rappresentare il meglio del popolo americano, i miei più profondi sentimenti di simpatia e la mia assicurazione che c’è un popolo intero a solo un passo verso il sud che non alberga nessuna animosità verso il grande vicino del nord. Questo paese e questo popolo sono stati sistematicamente diffamati in questo processo da alcune persone che, o non sanno, o non vogliono sapere, o non interessa saper ciò che realmente è Cuba. Mi prendo la libertà di leggere solo un frammento di corrispondenza scritto da mia moglie il 30 luglio passato:
“Renè, qui non cessano le dimostrazioni di appoggio verso di noi i familiari e verso di voi. Ieri quando ho preso la 58 ritornando da casa di mami, varie persone mi hanno riconosciuto e Ivette faceva amicizia con tutti. Siccome è carnevale, quando passammo per Centro Habana, l’autobus si è riempito abbastanza e Ivette non voleva scendere; si è seduta sugli scalini dell’autobus e non voleva rialzarsi. Ti potrai immaginare, l’autobus pieno, io dando e ricevendo colpi per prenderla in braccio senza riuscirci, Ivette li in mezzo e la gente spingendo. Allora una signora mi si è avvicinata, mi ha stretto la mano e mi ha dato una preghiera che aveva tolto dalla sua borsetta e che ha per titolo “un hogar feliz” (una casa felice) e mi ha detto: “nella mia chiesa tutti i giorni preghiamo per i cinque e perchè i loro figli possano avere una casa felice come l’ebbe Gesù, giacchè loro stavano lì perchè tutti i bimbi la abbiano. Rimasi sorpresa e quasi non ebbi il tempo di ringraziarla perchè dovevo scendere rapidamente, però si capii che noi cubani siamo fatti così e oggi siamo più uniti che mai indipendentemente dai credo religiosi, ognuno con la sua fede, però tutti per la stessa causa. Metterò da parte la preghiera come ricordo.”
Mi vedo obbligato a chiarire che non sono credente. Ma non vorrei che l’Accusa distorsioni le mie parole e dica che ho portato Dio in questa Sala per ipocrisia.
Sua Signoria: come può vedere, neanche per parlare di Cuba ho bisogno di esporre i miei sentimenti politici. Altri lo hanno fatto nell’ambito di questo processo per tre anni supurando un odio irrazionale, ancora più assurdo quando sappiamo che è stato generato a livello del midollo, che è un odio viscerale diretto a un ente che semplicemente non conoscono. È realmente triste essere educati per odiare qualcosa che neppure si conosce.
E così si è parlato impunemente di Cuba offendendo un popolo il cui unico delitto è quello di avere scelto la sua propria strada e averla difesa con successo al costo di enormi sacrifici. Non darò a nessuno il beneficio di intrattenerlo con tutte le menzogne che si sono dette rispetto a Cuba, mi riferirò a una la cui mostruosità ha costituito una mancanza di rispetto a questa sala e alla Giuria.
Quando il signor Kastrenakes si alzò per dire, di fronte al simbolo della giustizia americana, che noi eravamo venuti qui a distruggere gli Stati Uniti, dimostrò quanto poco gli importano questo simbolo e questa giustizia e dimostrò anche, quanto poco rispetto aveva nei confronti della giuria. Sfortunatamente in quest’ultimo aspetto aveva ragione.
Nè le prove in questo caso, nè la storia, nè i nostri concetti nè l’educazione che abbiamo ricevuto appoggiano l’assurda idea che Cuba vuole distruggere gli Stati Uniti. Non è distruggendo un paese che si risolvono i problemi dell’umanità e , già per troppi secoli, si sono distrutti imperi affinchè sopra le sue rovine si erigano altri uguali o peggiori. Non è da un popolo educato come quello di Cuba, dove è perfino immorale bruciare una bandiera, sia degli Stati Uniti o di un altro qualsiasi Paese, che può venire un pericolo per questa nazione.
E se mi si permettesse la licenza, come discendente di nordamericani laboriosi e lavoratori, con il privilegio di essere nato in questo paese e il privilegio di essere cresciuto a Cuba, dirò al nobile popolo nordamericano che non guardi tanto al sud per vedere il vero pericolo per gli Stati Uniti.
Afferratevi ai valori reali e genuini che motivarono le anime dei padri fondatori di questa patria. Sta nella mancanza di questi valori, posposti a altri meno idealisti interessi, il pericolo reale per questa società. Il potere e la tecnologia possono convertirsi in debolezza se non stanno nelle mani di persone coltivate, e l’odio e l’ignoranza che abbiamo visto qui verso un piccolo paese che nessuno qui conosce, può essere pericoloso quando si combina con un senso ceco di potere e di falsa superiorità. Ritornate a Mark Twain e dimenticatevi di Rambo se realmente volete lasciare un paese migliore ai vostri figli. Ogni supposto cristiano che qui ha mentito sulla Bibbia è un pericolo per questo paese, per quello che con la sua condotta ha rappresentato in quanto a scalzare quei valori.
Sua Signoria:
Avendo preparato queste parole in anticipo alla mia sentenza fissata per il 26 settembre, i tragici e orribili crimini dell’11 di quel mese, mi obbligano a aggiungere alcune meditazioni che non posso fare a meno di condividere con questa Corte. Devo usare molto tatto perchè non mi si possa accusare di capitalizzare a mio favore quell’abominevole fatto, però ci sono occasioni in cui dobbiamo dire alcune verità anche se sono dure, così come le diciamo a un figlio o un fratello quando commette un errore e e vogliamo che rettifichi, con affetto, i suoi passi futuri. Non è altro lo spirito che mi anima nel dirigermi, attraverso di voi, al popolo nordamericano.
La tragedia che oggi riempie di lutto questo popolo si era generata già da molti anni, quando in un luogo tanto lontano come sconosciuto, ci facevano credere che alcune persone, abbattendo aerei civili e bombardando scuole, stavano combattendo per la libertà per il solo fatto di combattere il comunismo. Non darò mai la colpa al popolo nordamericano di quella mancanza di visione, ma quelli che li rifornivano di missili e gli creavano un immagine che non coincideva con i loro atti criminali commettevano anche il crimine dell’ipocrisia.
E non sto guardando al passato per schiaffeggiare qualcuno. Solo voglio invitarvi a guardare il presente e riflettere su fututo condividendo con la Corte la seguente riflessione: “l’ipocrisia di oggi, sarà la tragedia di domani”. Tutti noi abbiamo una responsabilità verso i nostri figli che oltrepassa le preferenze politiche o le necessità meschine di guadagnare un salario, mantenere un effimero posto politico o ingraziarsi un gruppetto di potenti. Questa responsabilità ci spinge ad abbandonare l’ipocrisia di oggi, per consegnargli un domani senza tragedie.
In nome di questa ipocrisia si è voluto giudicare noi cinque e quando tocca a me affrontare la sentenza, mi rendo conto che io, a differenza dei miei compagni, non ho neanche il diritto di considerarmi una vittima. La forma in cui mi sono condotto si adatta perfettamente alla condotta che descrivono gli atti di cui mi si accusa; se ho dovuto venire al processo fu per solidarietà con i miei fratelli, per dire alcune verità e per smentire le falsità con cui l’Accusa ha voluto aggravare le mie attività e presentarmi come un pericolo per la società nordamericana.
Di modo che non ho nemmeno il diritto di chiedere clemenza per me in un momento come questo in cui questa Corte avrà visto chissà quanti Convertiti, alcuni genuini e altri falsi, alcuni incontrando Dio quando hanno appena firmato un patto col diavolo, tutti utilizzando questo podio per dimostrare il loro pentimento. Io non posso giudicarli, ognuno sa che fare della sua dignità. Anch’io so cosa fare della mia, e vorrei credere che capirà che non ho nessuna ragione di pentirmi.
Però sempre sentirò l’obbligo di chiedere giustizia per i miei compagni accusati di crimini che non hanno mai commesso e condannati sulla base di pregiudizi da una Giuria che si lasciò scappare un’opportunità unica di fare una differenza. Loro non hanno mai voluto ottenere nessun segreto di questo paese e in quanto all’accusa più mostruosa, si tratto solo di un patriota che difendeva la sovranità della sua patria. Utilizzando le parole di un buon cubano e amico, che malgrado sia venuto in questo paese per le idee contrarie al governo cubano è una persona onesta “questi ragazzi sono stati condannati per il delitto di avere dignità”. Qui approfitto per rendere omaggio ai cubani con dignità che anche qui vivono.
Più di due anni fa ricevetti una lettera di mio padre in cui tra l’altro esprimeva la sua speranza che si potesse trovare una giuria dove affiorassero i valori di Washington, Jefferson e Lincoln. Purtroppo non ha avuto ragione.
Ma non perdo la speranza nella razza umana e nella sua capacità di essere guidata da quei valori, dopo tutto non credo che nemmeno Washington, Jefferson e Lincoln fossero maggioranza nell’epoca in cui toccò loro lasciare l’impronta nella storia di questa nazione.
E mentre questi sordidi tre anni diventano storia e dietro una montagna di argomenti, mozioni e tecnicismi, si sta seppellendo una storia di ricatti, abusi di potere e il più assoluto disprezzo a tanto ponderato sistema di giustizia, per per darle una brillanteza che non ha avuto mai, noi continueremo ad appellarci a questi valori e alla vocazione alla verità del popolo nordamericano con tutta la pazienza, la fede e il coraggio che ci può infondere il crimine di avere dignità.
Molte grazie.

RENÉ GONZÁLEZ SEHWERERT è stato condannato a 15 anni di prigione.


Data creazione : 01/12/2004 . 11:43
Ultima modifica : 19/01/2005 . 15:02
Categoria :
Liberate i cinque

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